Khalil Gibran – “Le Parole dette” – frasi

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Khalil Gibran - "Le Parole dette" - frasi

Khalil Gibran – “Le Parole dette” – frasi

 

“Le Parole dette”

Una cosa non può essere semplicemente detta. Dev’essere detta ancora e ancora, in modi diversi.
Una sinfonia dice, in ogni movimento, una sola grande cosa – a volte due o tre grandi cose – e poi la ripete ancora e ancora, ogni volta in modo diverso, Ma ogni volta la musica è la stessa

(citato da Mary Haskell, “Journal” Boston, 11 maggio 1918)

 

Sollevare le mani insieme. Nessun rapporto umano dà l’uno in possesso dell’altro.
In ogni coppia d’anime i due sono assolutamente diversi.
In amicizia come in amore, i due, a fianco a fianco, sollevano le mani insieme per trovare ciò che né l’uno né l’altro può raggiungere da solo.

(Citato da Mary Haskell, “Journal” New York, 8 giugno 1924)

 


So che non lascerò questa terra stranamente bella finché gli angeli non vedranno che il mio lavoro è finito. E sento che l’io in me non perirà, mai annegherà nel grande mare che si chiama Dio.

(Citato da Barbara Young, This Man from Lebanon)
Tu sei la sola persona al mondo con la quale mi sento completamente a casa.

(Citato da Mary Haskell, “Journal” New York, 5 febbraio 1921)


Una mano aperta che tiene una rosa: o, piuttosto, un fiore che cresce in una mano aperta:
Una mano aperta è già un bellissimo simbolo, e quando poni un fiore sul palmo di una mano
aggiungi molto alla sua bellezza. sia benedetta la tua mano sulla quale crescono le rose.

(Da una lettera a Mary Haskell, per la cui sorella Gibran  ideò il simbolo della mano con la rosa.
 New York, 1 maggio 1919)

 

Mi sento come un campo seminato nel cuore dell’inverno, e so che la primavera sta arrivando.
I miei ruscelli prenderanno a scorrere e la piccola vita che dorme dentro me salirà in superficie al primo richiamo.

(Da una lettera a Mary Haskell New York, 1 marzo 1916)

 

Cos’è la poesia? Un prolungamento della vista …e la musica è un prolungamento dell’udito.
Voglio che un uomo dica, leggendo queste pagine: “Ci sono altri mondi …remoti, solitari, silenziosi, lontani… di strana, deliziosa vita: andiamo!”

 (Citato da Mary Haskell, “Journal” New York, 20 giugno 1914)

Ognuno ha qualcosa che desidera donare: e così, troppo spesso,nessuno è disposto a prendere.
Poniamo che io abbia una casa e inviti gente. Verranno e accetteranno la mia casa, il mio cibo e perfino le mie idee, ma non il mio amore.
E invece proprio l’amore è ciò che la maggior parte di noi desidera donare sopra ogni altra cosa.

(Citato da Mary Haskell, “Journal” Cambridge, 30 maggio 1922)
La lode eccessiva fa soffrire. Essere elogiati più del dovuto ferisce immensamente.
Se offri argento, è doloroso sentirselo chiamare ottone o oro; tutto ciò che desideri è che la gente dica: “Sì, è proprio argento”…, poiché tale è.
Questo elogio è fondato. Ma che lo chiamino oro ti fa solo sentire quanto disperatamente lontano tu sia dal fabbricare oro.

(Citato da Mary Haskell, “Journal”  New York, 1 giugno 1924)

 

Un amico lontano è a volte più vicino di qualcuno a portata di mano.
E’ vero o no che la montagna ispira più reverenza e appare più chiara al viandante della valle
che non all’abitante delle sue pendici ?

(Da una lettera a May Ziadah New York, 11 giugno 1919)

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